Carissimi Presidenti e Carissimi Sindaci,
quando poco più di dieci anni fa fui nominato alla guida del Parco, da profondo conoscitore del nostro territorio ero ben consapevole delle difficoltà presenti ma anche delle straordinarie possibilità di mettere in campo un’attività che potesse collocare il Parco del Pollino in una posizione di tutto rispetto nel panorama delle aree protette italiane basandoci sulle enormi risorse e potenzialità inespresse.
Il primo lavoro da fare era quello di ristabilire un clima di collaborazione istituzionale quasi compromesso con tutte le istituzioni che a vario titolo impattano il Parco a partire dal Ministero dell’Ambiente, le Regioni, le Province e i 56 Sindaci dei comuni ricadenti nell’area del Parco e con il mondo produttivo e associativo.
Questi rapporti fummo obbligati ad avviarli sin dal mio insediamento, lo ricorderete tutti, in occasione della drammatica emergenza degli Incendi Boschivi che nell’estate del 2007, distrusse quasi 6.500 Ha di superficie forestale. Una “sberla tremenda” come la definì l’allora Capo del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile Guido Bertolaso, che ci indusse a dotare anche il nostro territorio di un Piano AIB degno di questo nome. Con un primo contributo di circa 700.00 euro della Fondazione con il Sud nei primi due anni il Parco ha adottato uno strumento che nel tempo ci ha consentito di abbattere la superficie bruciata di oltre il 90% grazie ala costruzione della Rete di Volontariato di Protezione Civile composta da quasi mille volontari, alla collaborazione delle associazioni ambientaliste locali e nazionali (Legambiente e WWF in particolare), di Confcooperative e delle Guide Ufficiali del Parco che hanno collaborato al progetto, all’utilizzazione di strumenti tecnologicamente avanzati quali telecamere per l’avvistamento, droni e velivoli ultraleggeri per il controllo del territorio, all’acquisto di mezzi pick-up grazie al contributo del Ministero dell’Ambiente, al coinvolgimento dei detenuti della Casa Circondariale di Castrovillari nelle operazioni di avvistamento e soprattutto ad una grande e proficua collaborazione con l’ex CFS oggi Carabinieri Forestali e a partire dal 2017 dopo la riforma che ha soppresso il CFS con il Corpo dei Vigili del Fuoco e con i Dipartimenti Regionali di Protezione Civile di Basilicata e Calabria. Il Piano AIB del Parco del Pollino oggi è considerato una delle migliori buone pratiche in questo campo tanto che spesso è preso a modello in iniziative di livello nazionale. Non è un caso se abbiamo candidato per il 2018 su un nuovo bando della Fondazione con il Sud insieme al CNR ed all’Unical un nuovo progetto denominato “Pollino Future” per mettere a sistema l’idea maturata nel 2008 arricchita di azioni innovative.
Con le Regioni e gli Enti locali abbiamo realizzato sin da subito una intesa geopolitica riferita in primis alla “Governance” del Parco ma anche alla necessità di dotarlo di strutture e sedi adeguate al profilo istituzionale dell’Ente. Grazie al sostegno finanziario della Regione Basilicata abbiamo dato all’Ente una nuova “Casa” attraverso il recupero delle due ali dello storico Complesso Monumentale di Santa Maria della Consolazione di Rotonda diventato una delle sedi Parco più prestigiose d’Italia e successivamente dell’Ecomuseo intitolato al compianto Sandro Berardone Sindaco e Presidente della Comunità del Parco la cui sede, successivamente, fu collocata a Castrovillari nello storico Palazzo Gallo recuperato con fondi della Regione Calabria e del Parco ed oggi anche sede di un Centro Servizi che esalta le potenzialità della città e dell’intero territorio e che risponde anche ad esigenze di servizio e di assistenza al pubblico.
Va aggiunto che il Ministero dell’Ambiente ha erogato un cospicuo contribuito per realizzare un Polifunzionale nell’altopiano di Campotenese (Morano Calabro) punto di snodo tra il Pollino Calabro-Lucano ed i monti dell’Orsomarso, posizionato all’uscita dello svincolo autostradale dell’A2 del Mediterraneo e dal quale si raggiungono agevolmente Piano di Ruggio e Piano di Novacco, che dovrà assurgere al ruolo di Centro Visitatori e dovrà fornire i principali servizi in relazione all’informazione ed alla fruizione del Parco. Si conta di completarlo nella prossima primavera per poter procedere al suo affidamento in gestione ad operatori o società di servizi del settore.
Ma con le Regioni e gli Enti locali la cosa più significativa è stata la sottoscrizione dell’Intesa Istituzionale per la programmazione degli interventi da candidare sui Fondi Europei. Tale accordo firmato in occasione dei cinquanta anni delle Festa della Montagna a Piano di Ruggio nel 2008 ha segnato uno spartiacque sul modo di programmare e progettare gli interventi sul territorio che successivamente sono stai presi a riferimento per la stesura del Piano del Parco e del Piano Socio Economico. Non è un caso se l’Ente Parco nella programmazione 2014/2020 nell’ambito dei fondi destinati a Rete Natura 2000 ha portato avanti un’attività di concertazione con le due Regioni culminata nel finanziamento di una serie di progetti importanti. Con Il programma INNGREENPAF della Regione Basilicata sono stati finanziati progetti per un importo complessivo di oltre 1 milione di euro tra cui la mitigazione delle linee elettriche presenti nell’area dell’invaso di Monte Cotugno, la Sinnica Verde, la riqualificazione del Bosco di Lagoforano ed altri; la stessa Regione ha finanziato il progetto dei Cammini Mariani, il progetto Naturarte, Arte Pollino e la creazione di Casa Pollino a Matera in occasione dell’anno 2019 Matera Capitale Europea della Cultura tutti finalizzati alla promozione del nostro territorio.
Così come nell’ambito dei fondi della Regione Calabria relativi a Rete Natura 2000 sono stati finanziati tre grandi progetti per l’importo di circa 4,5 milioni di euro che riguardano la realizzazione della Ciclovia dei Parchi, la Rete Sentieristica ed il Piano di Marketing.
Va, altresì, aggiunto che nell’ambito delle attività turistiche sostenibili l’Ente ha contribuito grazie al sostegno finanziario prima della sola Provincia di Cosenza ed attualmente delle due Regioni alla destagionalizzazione dei flussi turistici mediante un sostegno economico alle scolaresche, ai gruppi di anziani e di diversamente abili. Ciò ha consentito di avere in periodi di bassa stagione circa 20.000 presenze annue.
Ma i nostri orizzonti li abbiamo allargati anche in Europa e nel mondo ottenendo nel giro di pochi anni tre importanti riconoscimenti che rappresentano il fiore all’occhiello della nostra attività e che ci hanno consentito di realizzare numeri significativi sul piano turistico e che collocano il Pollino tra i parchi maggiormente scelti dai turisti. Mi riferisco in particolare all’ottenimento della Carta Europea per il Turismo Sostenibile, consegnataci a Bruxelles nel 2014 e rilasciata da Europarc Federation che rappresenta uno strumento di sistema riconoscibile a livello internazionale la cui applicazione si è configurata fin da subito come elemento di raccordo ed integrazione dell’offerta turistica complessiva sotto il segno della qualità e della sostenibilità. L’attivazione delle misure previste nel Piano di Azione della Carta hanno consentito di creare un nuovo sistema turistico “Parco” che nel corso degli anni ha assunto una crescente importanza nel panorama nazionale ed internazionale. Per dirla con un esempio Civita rappresenta il paradigma di questo lavoro. Ma su Civita ci tornerò più in avanti.
Accanto alle attività riferite alla Carta il Parco ha fatto un lavoro incessante per l’ottenimento di altri due importanti riconoscimenti che sono senza dubbio motivo di orgoglio per il nostro territorio: l’ingresso nella Rete Europea e Globale dei Geoparchi Unesco ( Parigi 2015) e nelle Rete delle Faggete Vetuste Unesco (2017).
L’Unesco Global Geoparks ha contribuito ad aumentare la consapevolezza della geodiversità e la promozione delle migliori pratiche di protezione, istruzione e turismo. Abbiamo avuto l’onore nel 2016 di ospitare la Conferenza Nazionale alla presenza del Coordinatore Mondiale Nicholas Zouros trasformando in quei giorni il Pollino nella Capitale Italiana della Geologia, abbiamo avviato la procedura per candidarci ad ospitare la Conferenza Europea, abbiamo prodotto un importante pubblicazione in doppia lingua che evidenzia le nostre principali emergenze geologiche oltre che il nostro patrimonio naturale e culturale ed entro fine anno presenteremo a Papasidero presso la Grotta del Romito patrimonio Unesco la nuova guida aggiornata con le nuove scoperte.
Con un lavoro coordinato dal Ministero dell’Ambiente ed insieme ai Parchi Nazionali d’Abruzzo, del Gargano e delle Foreste Casentinesi nel 2017 una delle nostre più belle e maestose Faggete, quella di Cozzo Ferriero situata nel Comune di Rotonda è stata insignita del prestigioso marchio in quanto esemplare ideale per lo sviluppo di nuovi modelli di gestione sostenibile delle risorse forestali. Nella seconda metà di novembre insieme agli altri parchi, a Roma, in occasione del Forum Nazionale sulla gestione forestale sostenibile promosso da Legambiente racconteremo le iniziative e le attività messe in campo dal Parco ad autorevoli stakeolder ed alla stampa per l’ottenimento di questo importante riconoscimento.
Medesime forme di proficua collaborazione sono state realizzate con il CTA/CFS per le attività di controllo, con il Corpo del Soccorso Alpino per le attività di soccorso in situazioni di emergenza, con il CAI per la manutenzione della rete sentieristica e con l’Associazione delle Guide Ufficiali del Parco per le attività di fruizione e valorizzazione dell’area protetta.
Con riferimento alla Promozione Economica del territorio l’Ente ha intrapreso proficue collaborazioni con alcune importanti Fondazioni Italiane. Si cita ad esempio il progetto “Banca delle Qualità Italiane” cofinanziato dalla Fondazione Telecom e gestito in collaborazione con la Fondazione Symbola che ha utilizzato la “Qualità” come chiave di lettura per la promozione del Parco articolato in due macroazioni tra loro strettamente collegate: il censimento delle eccellenze svolto con il protagonismo di attori del territorio e la creazione di una piattaforma multimediale che ha utilizzato i nuovi strumenti di comunicazione.
Accanto a queste attività l’Ente si è dotato di una serie di disciplinari per l’uso in concessione del Marchio del Parco, un marchio di qualità ambientale finalizzato alla promozione di produzioni/attività/ servizi che sono realizzate all’interno di un’area ben delimitata e che hanno come obiettivo quello di migliorare la qualità ambientale.
Quando si parla di qualità si pensa anche a Slow Food ed al Salone del Gusto - Terra Madre di Torino al quale il Parco ha partecipato sia in forma istituzionale, sia sostenendo la partecipazione delle aziende dell’agroalimentare del territorio.
Così come è di questi giorni l’intesa per la sottoscrizione di un importante accordo con la sede Eataly di Bari finalizzato alla promo-commercializzazione dei prodotti tipici e di qualità del territorio del Parco.
Nell’ambito di EXPO 2015 a cui l’Ente ha partecipato in collaborazione con le due Regioni, è stata presentata la Carta degli Itinerari Enogastronomici del Pollino, un percorso che attraversa da nord a sud il territorio del Parco sui prodotti tipici e della tradizione che caratterizzano la biodiversità agraria ed agroalimentare del Parco.
A proposito di biodiversità agraria è sicuramente meritoria di attenzione l’attività svolta sin dal 2008 in collaborazione con l’ALSIA di Basilicata attraverso più fasi che hanno riguardato la catalogazione e mappatura degli Antichi Fruttiferi del Pollino, la creazione di specifici “Siti di Conservazione” e quella della più puntuale “Caratterizzazione” bioagronimica e genetica di alcuni prodotti.
Ai sensi dell’art. 13 della legge 194/2015 sul nostro territorio è stata istituita la Prima Comunità del Cibo tra enti pubblici, agricoltori custodi, associazioni di produttori, aziende agricole, operatori turistici, scuole, guide del Parco etc. con lo scopo prevalente di avviare un’ incisiva azione di valorizzazione del patrimonio agricolo ed alimentare presente nel territorio. Inoltre grazie ad un protocollo recentemente sottoscritto tra il Parco, l’ALSIA e l’ARSAC si sta cercando di replicare tale iniziativa nel versante calabrese del Parco.
Quanto alle attività di promozione culturale e di comunicazione molteplici sono state le iniziative messe in campo che vanno dal rafforzamento della Rete Museale alla realizzazione della Rete dei Sentieri in collaborazione con il CAI, da progetti di educazione ambientale ai servizi delle maggiori testate giornalistiche e televisive sul Parco, dalla realizzazione della nuova Guida Ufficiale del Parco alla guida delle attività Outdoor, dalla produzione di dvd tematici alla carta turistica, dalla partecipazione alle Fiere e Borse turistiche che vanno per la maggiore al sostegno di una serie di eventi culturali di spessore nazionale, dall’ammodernamento del sito ufficiale del Parco alle candidature di successo di alcuni comuni del Parco per entrare nella rete dei “Borghi più Belli d’Italia” come Morano Calabro, Civita, Aieta, Buonvicino e Viggianello, dalla valorizzazione del patrimonio archeologico a quello storico culturale.
Ma va detto che il Parco non ha rinunciato alla sua mission fondamentale che è quella di preservare la straordinaria biodiversità di cui dispone. Con fondi del Parco e con i fondi rivenienti dalla Direttiva sulla Biodiversità del Ministero dell’Ambiente sono stati avviati ed in parte realizzati alcuni progetti che su questo piano stanno caratterizzando positivamente l’azione del Parco. Tra questi si citano: Le attività di monitoraggio della popolazione di Grifone introdotta nel Parco mediante tecnologia GPS in collaborazione con il Museo di Storia Naturale della Maremma e quelle connesse alla gestione del carnaio di Civita che sarà ristrutturato grazie ad un finanziamento della Regione Calabria. Così come il Parco sostiene il recinto di acclimatazione per ungulati selvatici sito a San Severino Lucano presso Bosco Magnano e Area faunistica uccelli rapaci di Acquaformosa.
Il progetto di sistema sul Lupo che oltre ad aver consentito di tipizzare 57 genotipi di lupo grazie alla capillare raccolta di campioni biologici, ha altresì consentito al Parco una ripresa di dialogo con gli allevatori fortemente contrariati per i danni da Lupo. Il progetto è entrato a regime e sono stati conseguiti risultati significativi quali la certezza del danno grazie ad un efficace sistema di accertamento della predazione, maggiore facilità nella presentazione delle istanze da parte degli allevatori danneggiati, un prezzo di indennizzo più congruo, l’introduzione del gregge del Parco e la consegna agli allevatori dei cani da guardiania di razza pastore abruzzese per la difesa delle greggi dagli attacchi del lupo.
Il progetto di sistema per lo studio della Lontra. Da quest’anno è stata avviata la raccolta e l’analisi genetica dei campioni biologici di Lontra in collaborazione con il Dipartimento di Biologia dell’Università Federico II di Napoli.
Il progetto di sistema sul monitoraggio del Gatto Selvatico e della Martora mediante il fototrappolaggio.
Il progetto di sistema sugli Ambienti Umidi del Parco per indagare le specie di Anfibi.
In campo forestale utilizzando anche in questo caso fondi diretti e fondi rivenienti dalla Direttiva Biodiversità abbiamo prodotto progetti singoli e di sistema di grande valore scientifico:
-Progetto Rete dei Boschi Vetusti dei Parchi del Sud con il Pollino capofila coordinato dal prof. Blasi dell’Università la sapienza di Roma.
-Progetto Interreg Robinwood in partneriato con Francia, Romania e Provincia di Savona attraverso il quale abbiamo realizzato “Il Cammino del legno” a Novacco (Saracena) riproducendo il vecchio percorso della ferrovia Rueping.
-Progetto Laboratorio Permanente per il monitoraggio delle Praterie Montane e che sarà rilanciato nel progetto “Resilienza, Biodiversità e Cambiamenti Climatici”.
A questi progetti vanno aggiunte due importanti iniziative proprie del Parco:
-il Censimento degli Alberi Monumentali culminato nella pubblicazione di una prima guida che sarà aggiornata.
-Gli studi di Dendrocronologia sul Pino Loricato che hanno condotto a risultati di grande valore scientifico oltre che di risonanza mediatica. Attraverso questi studi genetici e’ stato scoperto di avere nel nostro Parco i popolamenti più longevi tra cui il Pino più vecchio d’Europa di oltre 1200 anni denominato dagli studiosi ITALUS alla cui protezione stiamo lavorando con un progetto di telecamere di sorveglianza.
Cosi come altre esperienza importante sono stai i progetti di “Alternanza Scuola Lavoro” con i Licei Scientifici di Trebisacce e Mormanno sulla base di quanto prevede la legge sulla cosiddetta Buona Scuola.
Ma il Parco del Pollino oltre che essere il Parco più grande d’Italia è anche il Parco più complesso per alcune problematiche che condizionano non poco l’attività dell’Ente. Cito alcuni casi:
L’emergenza Cinghiali. Al mio arrivo al Parco quasi un quarto del bilancio dell’Ente era utilizzato per pagare gli indennizzi dei danni da fauna. Insieme al Consiglio Direttivo dell’epoca affrontammo la drammatica questione ed approvammo il “Piano di Controllo del Cinghiale” con misure più efficaci nell’azione di selecontrollo utilizzando 570 selecontrollori che hanno prodotto un abbattimento medio annuo di circa 1500 capi raggiungendo nel complesso quasi 10.000 capi abbattuti. Tali risultati unitamente all’approvazione del regolamento che disciplina le modalità di accertamento, valutazione , stima e liquidazione degli indennizzi ha abbattuto gli stessi di quasi il 50% attestandoli su valori di circa 420.000 euro annui. Le risorse risparmiate sono state reinvestite nel settore attraverso l’approvazione di un bando finalizzato a finanziare recinzioni fisse a difesa dei campi coltivati. Circa 570.000 euro impegnati in questa operazione che va detto in Calabria ha funzionato magnificamente con notevole soddisfazione del mondo agricolo, nel mentre in Basilicata il percorso autorizzativo ha trovato alcuni ostacoli che ancora ad oggi non sono stati rimossi. Va aggiunto che in Basilicata grazie ad un contributo messo a disposizione dei parchi della regione di 500.000 euro si avvierà un’azione di controllo dei cinghiali attraverso il sistema più sostenibile dei chiusini così come si sperimenterà la possibilità di avviare una specifica filiera che possa costituire un’opportunità economica nell’utilizzo dei capi catturati nei chiusini che di quelli abbattuti con il selecontrollo.
Gli ex lsu del Parco. Sono circa 200 giovani, oggi più maturi, che da quasi 20 anni hanno vissuto stagioni di vera e propria precarietà lavorativa. Come Parco, credendo nella possibilità di utilizzare al meglio tale vasto e qualificato bacino abbiamo presentato negli anni passati alle due regioni il progetto “Parco Fruibile” teso all’utilizzazione di questi lavoratori in attività coerenti con la mission del Parco. In Basilicata la proposta è stata accolta dalla regione e dopo diverso tempo a partire da quest’anno gli ex lsu sono confluiti nel comparto forestale sotto la gestione del Consorzio Regionale di Bonifica con il solo utilizzo da parte del Parco. Nel versante calabro dopo alterne vicissitudini i lavoratori sono stati inseriti nei bacini lsu di cui alle leggi n. 15/2008 e 40/2013 e sono utilizzati presso i comuni attraverso un’intesa intervenuta con il Parco. Si confida sul fatto che anche questi lavoratori possano realizzare l’obiettivo di essere contrattualizzati in via definitiva.
La Centrale del Mercure. Una vicenda che ha condizionato l’attività dell’Ente per la sua complessità e per la diversità di posizioni che, come accade in casi simili, crea tanta tensione sul territorio. Ogni decisione sulla problematica ha registrato il coinvolgimento della Comunità del Parco attraverso decisioni formali compresa quella di autorizzare l’Ente alla sottoscrizione dell’Accordo MISE del 2014 voluto fortemente dal Governo, dalle Regioni e dalle OO.SS. e dai Comuni ad eccezione di Rotonda e Viggianello, attraverso il quale sono state poste in campo misure di equilibro tra l’esigenza di tutela e l’esigenza di creare possibilità di crescita occupazionale nel territorio. Si è provveduto alla istituzione dell’Osservatorio Ambientale del Mercure che sta lavorando alla stesura del Rapporto Ambientale , i Comuni stanno introitando risorse economiche cosi come il Parco che ha scelto di trasferire i fondi direttamente ai Comuni attraverso la presentazione di progetti finalizzati ad attività coerenti con la programmazione dell’Ente, l’azienda sta procedendo con gradualità all’assunzione di giovani del territorio così come sono nate in questi anni imprese della zona che lavorano per la centrale. Si e’ in attesa delle decisioni del Consiglio di Stato rispetto all’impugnativa dell’autorizzazione della Regione Calabria da parte dei comuni di Rotonda e Viggianello così come si è in attesa di acquisire formali informazioni circa l’annunciato trasferimento della proprietà dell’impianto dall’Enel ad F2i.
Ed arrivo a Civita.
Nel primo pomeriggio del 20 agosto 2018 il nostro territorio ha vissuto una drammatica tragedia a causa di un evento piovoso di proporzioni gigantesche che ha provocato la morte di 10 persone, compresa una giovane guida del territorio, che stavano facendo un’escursione nelle gole del Raganello a Civita e che anche in questo momento istituzionale solenne chiedo di ricordare con affetto e commozione.
Da quel terribile giorno nulla è più come prima in quel paese che qualche anno fa mi aveva dato l’onore di diventare suo cittadino onorario ed al quale sono particolarmente legato.
Civita grazie al lavoro delle istituzioni locali e del Parco e alla generosa disponibilità di giovani imprenditori era diventato uno dei tanti esempi di buone pratiche nel settore turistico all'interno del nostro territorio, ovvero la dimostrazione di come le due parole magiche “Turismo e Sostenibilità” fosse possibile coniugarle anche in un piccola borgo dell’ Appennino calabro lucano.
Meno di mille abitanti, quasi trenta attività nel settore dell’ospitalità diffusa, dell’accoglienza e della ristorazione tipica di qualità, una rete museale di prim’ordine, un patrimonio naturalistico unico al mondo entrato nella Rete Globale dei Geoparchi Unesco, l’essere comunità italo albanese con una grande predisposizione all’accoglienza ed all’integrazione; tutti elementi che avevano trasformato un grande sogno in un splendida realtà che negli anni ha conseguito riconoscimenti importanti come l’ingresso nella rete dei Borghi più belli d’Italia, l'acquisizione della Bandiera Arancione del Touring Club e soprattutto l’essere diventato un centro di grande riferimento per il turismo nazionale ed internazionale.
Civita deve rialzarsi e ripartire. Lo vuole la sua Comunità che ha costituito un Comitato Civico, lo richiede a gran voce il suo generoso e grande Sindaco, l’amico di tanti di noi Alessandro Tocci che seppure provato dalla vicenda continua incessante il suo lavoro al servizio del suo paese, lo vuole il Parco preoccupato del fatto che l’ intero territorio del Pollino possa pagare per anni il prezzo di quanto è accaduto.
In questi due mesi è stata senza dubbio salutare la solidarietà ricevuta ad ogni livello così come le tante iniziative svolte a Civita come segnale di attenzione e vicinanza; adesso occorrono iniziative concrete di promozione e valorizzazione ed in questa direzione chiedo in particolare ai Presidenti delle Regioni di sostenere ogni sforzo che anche il Parco metterà in campo attraverso progetti immediati. Matera Capitale Europea della Cultura 2019 può essere una prima straordinaria occasione da utilizzare a pieno con iniziative comuni a tutte le istituzioni presenti nella Comunità del Parco.
Non entro nel merito di quanto è accaduto il 20 agosto non fosse altro per il diretto coinvolgimento del Parco che impone una linearità comportamentale basata sul pieno rispetto delle indagini penali ed amministrative in corso da parte delle autorità competenti.
E’ mio dovere ringraziare in questa sede il Presidente della Federparchi Giampiero Sammuri, la Giunta e l’Assemblea dei Soci che nella riunione di Roma del 10 ottobre ha approvato all’unanimità un documento di sostegno al Parco del Pollino ed al suo Presidente ed ha altresì ribadito la competenza dei Parchi che riguarda esclusivamente la Tutela della Biodiversità. A tal proposito non è un caso se il Direttore del Parco del Pollino titolare dei compiti gestionali ed autorizzativi ha adottato qualche mese fa la determina n. 351 del 3 maggio 2018, con la quale ha interdetto le attività di arrampicata sulle pareti rocciose del Raganello motivandola non per problemi legati alla sicurezza degli arrampicatori ma esclusivamente perché in quel periodo in quel luogo nidificava l’Aquila Reale specie che va tutelata e salvaguardata dal Parco da ogni insidia e disturbo.
Il Presidente della Regione Calabria Mario Oliverio che ringrazio sentitamente per la vicinanza continua che ci ha espresso sin dal primo giorno successivo alla tragedia in più sedi ha formalmente invitato il Ministro dell’Ambiente ad aprire una discussione nazionale per pervenire all’approvazione di una legge quadro che regoli le attività escursionistiche.
A mio giudizio ha fatto bene sia perché quanto è accaduto nel Raganello ha acceso i riflettori in ogni angolo del nostro paese dove si svolgono attività similari e sia perché, limitandoci al nostro territorio, esso comprende non solo il Raganello ma anche altri corsi d’acqua quali il Lao, il Mercure, l’Argentino, il Peschiera, il Rosa luoghi dove si praticano diverse attività sportive che vanno attenzionate sin da subito per evitare altri incidenti.
Il Direttore del Parco, su mia sollecitazione ha convocato per fine mese un primo tavolo che riguarda l’attività di Rafting che si pratica nel fiume Lao coinvolgendo tutti i soggetti interessati compresa la federazione sportiva F.I.Raft per individuare un percorso che da un lato tenga presenti le esigenze di tutela degli ecosistemi e dall’altro quelle legate alla sicurezza delle persone. Spero vivamente che, in assenza di norme nazionali e regionali di riferimento, il lavoro non si blocchi sul terreno delle competenze ma si pervenga all’indicazione puntuale di obblighi per ciascun soggetto coinvolto.
Ma, l’appello più forte che mi sento di rinnovare in questa sede ai rappresentanti delle Regioni Calabria e Basilicata , dopo averlo fatto durante l’audizione nella Commissione di Vigilanza del Consiglio Regionale della Calabria , è quello di chiedere l’immediata approvazione del Piano del Parco approvato da questa Comunità con la delibera n. 2 del 6 maggio 2011, con una votazione pressoché unanime (55 Sindaci su 56) dopo 18 anni dalla sua istituzione grazie ad un lavoro incessante e di confronto diretto con i Comuni da parte degli organi e dell’Ufficio di Piano dell’Ente.
Conosciamo tutti le complessità amministrative e procedurali con particolare riferimento al fatto che anche il Piano è soggetto a VAS (Valutazione Ambientale Strategica) e che nel nostro caso coinvolge due Regioni che devono definire un procedimento unico e coordinato. Aggiungo che solo nel Maggio 2016, dopo quasi cinque anni, su sollecitazione del Parco le Regioni hanno approvato e sottoscritto un protocollo d’intesa con annesso disciplinare tecnico finalizzato all’attivazione e conclusione del procedimento richiedendo successivamente al Parco un Rapporto Ambientale Definitivo per la cui stesura la Direzione dell'Ente già si è attivata.
Vorrei pregare i Presidenti delle due Regioni, io per parte mia l’ho fatto con il Direttore del Parco, di richiedere ai Direttori Generali dei Dipartimenti Regionali competenti di accelerare e completare nel più breve tempo possibile l’iter approvativo del Piano che consentirebbe successivamente di poter approvare il Regolamento del Parco e superare le Misure di salvaguardia di cui al D.P.R del 15 novembre 1993.
Come ho ricordato all’inizio di questa relazione sono al terzo mandato di Presidente dell’Ente Parco avendo ricevuto la fiducia di diversi Ministri dell’Ambiente e di di-versi Presidenti di Regione e naturalmente delle Commissioni Parlamentari Am-biente di Camera e Senato.
Avverto il dovere di ringraziare tutti i Ministri che si sono avvicendati alla guida del Dicastero per il sostegno e la fiducia che mi hanno accordato in questi anni: Alfonso Pecoraro Scanio, Stefania Prestigiacomo, Corrado Clini, Andrea Orlando, Gian Luca Galletti e l’attuale Ministro Sergio Costa così come non posso non esprimere la mia gratitudine ai Dirigenti Generali del Servizio Conservazione della Natura Aldo Co-sentino, Renato Grimaldi e l’attuale Direttore Maria Carmela Giarratano unitamen-te a tutti i loro collaboratori con i quali abbiano instaurato una proficua collabora-zione.
Così come ho sempre ricevuto un sostegno pieno ed incondizionato dai Presidenti che si sono alternati alla guida delle Regioni Calabria e Basilicata Vito De Filippo, Agazio Loiero, Giuseppe Scopelliti, Marcello Pittella e Mario Oliverio che ringrazio vivamente.
Insieme a loro un ringraziamento va ai diversi Presidenti delle Province di Cosenza, Potenza e Matera oltre che ai Presidenti delle Comunità Montane fin quando sono rimaste in vita e a tutti i componenti dei diversi Consigli Direttivi dell’Ente che han-no collaborato con me sempre con dedizione e correttezza compreso i componenti del Consiglio attualmente in carica.
Ma è in particolare Voi Sindaci che voglio ringraziare per non aver fatto mancare la vostra partecipazione alla vita del Parco sia nei momenti migliori (l’approvazione del Piano del Parco e dell’Accordo di Programma) che nelle fasi di difficoltà che in questi anni abbiamo vissuto (la vicenda Mercure) a dimostrazione di un alto senso di responsabilità istituzionale e di forte appartenenza a questo territorio.
Tutti insieme Presidenti e Sindaci costituite l’ossatura di questa importante istitu-zione qual’è la Comunità del Parco guidata egregiamente da un Sindaco giovane e preparato come Renato Iannibelli che ringrazio non solo per la vicinanza istituziona-le, ma soprattutto per l’affetto e l’amicizia che ci ha dimostrato in questo periodo difficile.
Mi hanno insegnato che, nei momenti più difficili di un impegno, vale il motto: “FA CIO’ CHE DEVI, ACCADA CIO’ CHE PUO’”.
Credo che in questi anni insieme ai Consiglieri, ai Direttori e a tutto il personale dell’Ente che ringrazio per la grande collaborazione ricevuta abbiamo fatto tutto quanto era nelle nostre possibilità per come emerge anche dal resoconto sommario di questa relazione.
Per il futuro ci rimettiamo alla volontà di tutti voi per l’individuazione del percorso migliore per la crescita e lo sviluppo del nostro bellissimo territorio.

Castrovillari, 18 ottobre 2018

 

Il Presidente
On.le dott. Domenico Pappaterra