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La faggeta vetusta di Cozzo Ferriero, a Rotonda (PZ), nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, è stata riconosciuta “Patrimonio mondiale dell'Umanità dell'Unesco”.
La decisione è stata presa venerdì 7 luglio a Cracovia durante i lavori della 41a sessione della Commissione per il Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, che ha deciso di estendere il riconoscimento già attribuito alle faggete dei Carpazi, della Slovacchia, Germania e Ucraina a quelle di altri 10 Paesi europei.
Diventano così 12 i Paesi Europei con la presenza di siti naturali di faggete vetuste iscritti al Patrimonio mondiale dell’umanità: Italia, Austria, Belgio, Slovenia, Spagna, Albania, Bulgaria, Croazia, Germania, Romania, Slovacchia e Ucraina. Il territorio italiano è quello che, dopo la Romania, presenta il maggior numero di siti di faggete vetuste dall'eccezionale valore universale.

La faggeta di Cozzo Ferriero è radicata lungo la dorsale che da Coppola di Paola raggiunge Cozzo Ferriero, in Basilicata, in agro del Comune di Rotonda (PZ). È estesa circa 70 ettari e si sviluppa su una superficie sub-pianeggiante compresa tra 1700 e 1750 s.l.m., in prossimità dello spartiacque che segna il confine tra Basilicata e Calabria. L’esposizione prevalente è Ovest. Geologicamente l’area è caratterizzata da rocce carbonatiche con prevalenza di calcari dolomitici, su cui si sono formati suoli moderatamente profondi, con tessitura da franco limosa ad argillosa limosa, riconducibili ai Typic Hapludolls. In questa aera vegetano faggi monumentali, che hanno raggiunto l’età di circa 500 anni, tipici delle fasi più mature della dinamica forestale, con presenza di alberi aventi un ampio range dimensionale dei diametri, ben distribuiti nello spazio ed accumulo di alberi morti in piedi e schiantati, tipici delle faggete vetuste, nelle quali l’assenza di impatti significativi legati alle attività umane per un periodo di tempo sufficientemente lungo, ha consentito alle dinamiche naturali di esprimersi, dando luogo a cenosi strutturalmente complesse e ricche di biodiversità.
Nel 2011 il Comitato del Patrimonio Mondiale dell’Unesco nel corso della 35a sessione a Parigi, aveva raccomandato agli Stati Ucraina, Slovacchia e Germania, al fine di garantire un approccio globale per la conservazione dei boschi di faggio vetusti d'Europa, di collaborare con il sostegno della IUCN ed il World Heritage Centre, con gli altri Stati interessati alla ricerca di altre potenziali foreste vetuste di faggio al fine di assicurarne una protezione globale ed includerle nel Sito UNESCO “Foreste Vetuste di Faggio dei Carpazi, della Slovacchia, Germania e Ucraina ".
Il 19 giugno del 2012 la faggeta vetusta di Cozzo Ferriero fu proposta a candidatura insieme ad altre faggete italiane nel corso del Workshop europeo “Beech Forests – Joint Natural Heritage of Europe - Towards a finite serial transnational nomination of primeval and ancient Beech Forests of Europe to the UNESCO World Heritage List” tenutosi a Villavallelonga (AQ), nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, organizzato dall’Università degli Studi della Tuscia (Viterbo) diretto dai Prof.ri Gianluca Piovesan e Alfredo Di Filippo, esperti europei di boschi vetusti e dall’Agenzia Federale della Germania per la Conservazione della Natura, coordinata dal Prof. Hans Knap; durante tale workshop la faggeta di Cozzo Ferriero riscosse il favore dei molti ricercatori presenti provenienti da diversi paesi europei.
Così il progetto di candidatura è andato avanti all’interno del progetto europeo “Beech Forests – Joint Natural Heritage of Europe” coordinato per l’Italia dal Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e dal Ministero dell’Ambiente e che ha visto la partecipazione di 10 Paesi europei, coordinati a livello europeo dall’Austria, che hanno presentato l’iscrizione nella Tentative List dell’UNESCO nel gennaio 2015 e presentato un corposo fascicolo di candidatura nel gennaio 2016, corredato dalle risultanze di anni di studio. Il territorio italiano era tra quelli che presentava il maggior numero di siti di valore universale. Promosse dall'Unesco sono state infatti le faggete cresciute su oltre 2000 ettari nelle zone del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise (a Villavallelonga-Valle Cervara, Lecce nei Marsi-Moricento, Pescasseroli-Coppo del Principe e Coppo del Morto, Opi-Val Fondillo); quella di Sasso Fratino (Parco nazionale delle Foreste Casentinesi), della Foresta Umbra (Parco nazionale del Gargano), di Cozzo Ferriero (Parco nazionale del Pollino), del Monte Cimino e di Monte Raschio (Parco regionale di Bracciano-Martignano).
L’Italia entra nella rete transnazionale con 10 siti di Faggete vetuste di Faggio dei 63 proposti, ognuno dei quali è stato selezionato per la sua unicità biologica ed ecologica, come elemento caratterizzante di un aspetto della rete continentale, la cui diversità ecologica complessiva costituisce il Patrimonio vero e proprio da salvaguardare.
La 41a sessione della Commissione per il Patrimonio Mondiale dell’UNESCO ha riconosciuto come queste 10 faggete, ricche di piante secolari, rappresentino “un eccezionale esempio di foreste temperate e intatte, e mostrano uno dei più completi ed esaurienti modelli e processi ecologici di faggeta europea”. Contengono inoltre, un “prezioso serbatoio genetico di faggi e conservano svariate specie associate e dipendenti da questi habitat forestali”.

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